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La Nostra Mission

Articolo 9 è un associazione culturale per la tutela del patrimonio artistico e storico, nata dall'idea di due professionisti del settore che hanno deciso di dedicare il loro tempo, le loro energie e tutta la loro passione ad un progetto di archiviazione e catalogazione di opere d’arte. L’associazione si occupa anche di assistenza e tutela per i collezionisti. Troppo spesso, infatti, la scarsa conoscenza e comprensione del valore storico e patrimoniale delle opere, ha determinato il depauperamento, la dispersione e la scomparsa di pezzi importanti della nostra Storia. Per questo motivo l'associazione Articolo 9 (come sancito dal medesimo articolo della costituzione) vuole tutelare il collezionista nel presente per arricchire l'arte e la storia del futuro.


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Il valore patrimoniale di un'opera da la certezza di custodia da parte degli eredi, al contrario la scarsa conoscenza del valore sia artistico, sia storico che patrimoniale porta alla dispersione da parte degli eredi di pezzi importanti della nostra storia.

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Ultime News

• Art Box: le nuove puntate. Da giovedì 11 ottobre alle 20.45 su Sky Arte HD• Art Box: le nuove puntate. Da giovedì 11 ottobre alle 20.45 su Sky Arte HDTorna con una nuova veste grafica il magazine Art Box, per trasportarci ogni settimana alla scoperta delle mostre più interessanti del panorama italiano.Si comincia oggi, giovedì 11 ottobre, con un focus sull’arte contemporanea africana al MAXXI di Roma e sulle novità provenienti dall’Iran, protagoniste di una rassegna alle OGR di Torino. Per poi esplorare nuove intersezioni tra natura e creatività ad Arteparco, nel Parco Nazionale d’Abruzzo, e la storia dei gloriosi Teatri Uniti nella cornice del Palazzo Reale di Napoli.Spazio infine alla recensione d’autore firmata dalla storica Martina Corgnati e dedicata alla retrospettiva su Margherita Sarfatti al Museo del Novecento di Milano.  • Italia, poeti e navigatori. Venerdì 12 ottobre alle 21.15 su Rai5Oggi bastano un libro e uno smartphone per partire verso un nuovo Grand Tour. In collaborazione con Google e YouTube, Rai5 presenta il nuovo programma ideato da Gualtiero Peirce, dove l’incredibile repertorio di immagini offerto dal web incontra le parole di grandi scrittori – e viaggiatori – del passato.Goethe, Oscar Wilde, Guy de Maupassant, Mario Puzo sono gli eccezionali ciceroni di itinerari inediti, che nascono in un luogo simbolico come la Biblioteca Hertziana di Roma. Palermo, Napoli, Venezia e naturalmente la Città Eterna sono alcune delle tappe di un intrigante viaggio nel tempo e nello spazio, in cui le più celebri bellezze italiane si rinnovano nel confronto tra parole antiche e contemporanee rappresentazioni digitali. Questa settimana è la volta di Firenze, dove fanno ritorno Stendhal, Irving Stone, Henry James e Virginia Woolf.  • Palermo Capitale del Mediterraneo. Sabato 13 ottobre alle 21.15 su Sky Arte HDBellissima e complicata, Palermo vive oggi un momento di grande rinascita. Capitale Italiana della Cultura 2018, protagonista della biennale Manifesta 12 e, fino al prossimo 4 novembre, opulento scrigno delle “Vie dei Tesori”, quest’anno ospita anche il Festival Sky Arte, dedicato alla creatività in tutte le sue forme (12-13 ottobre).Per i telespettatori è l’occasione per scoprire in un documentario le straordinarie ricchezze storiche, artistiche e naturali del capoluogo siciliano, nei secoli laboratorio di contaminazione culturale al centro del Mediterraneo. A commentarle sono personaggi dell’arte e della cultura che hanno uno speciale legame con la città: dalla scrittrice Simonetta Agnello Hornby al collezionista Massimo Valsecchi, che ha deciso di trasferire le sue importanti raccolte d’arte da Londra al magnifico Palazzo Butera, acquistato e restaurato proprio a questo scopo.

fonte:arte.it

Venezia - Due dipinti di Canaletto, il bozzetto del Giudizio Universale di Giambattista Tiepolo e quello del Paradiso di Tintoretto, alcune sculture di Arturo Martini e i capolavori della scuola veneta. Venezia - Due dipinti di Canaletto, il bozzetto del Giudizio Universale di Giambattista Tiepolo e quello del Paradiso di Tintoretto, alcune sculture di Arturo Martini e i capolavori della scuola veneta. È solo una parte dei tesori della collezione Cassa di Risparmio di Venezia, oggi Intesa Sanpaolo, affidati per vent’anni, con possibilità di rinnovo, alla Fondazione Querini Stampalia, grazie all’accordo tra la banca e la fondazione veneziana voluta nel 1868 dal conte Giovanni, e che, a partire dal 21 novembre, si arricchisce ufficialmente di una nuova sezione. 
“Per questa nuova collezione, che va ad integrare perfettamente quanto posseduto dalla Querini Stampalia, si può parlare di un tesoro ritrovato” commenta il presidente della Fondazione, Marino Cortese, artefice dell’accordo con Giovanni Bazoli, presidente Emerito di Intesa Sanpaolo, che ha consentito l’importante operazione culturale. Quadri, mobili, orologi, libri preziosi, in passato non sempre fruibili al pubblico, saranno accolti al terzo piano del palazzo cinquecentesco, nelle panoramiche sale prima destinate agli uffici e dove Michele De Lucchi, su incarico di Intesa Sanpaolo, sta ultimando la creazione di un apposito, raffinato spazio espositivo. L'intervento dell'architetto ferrarese aggiungerà un nuovo segno architettonico in Fondazione, dopo i progetti di Carlo Scarpa, Valeriano Pastor, Mario Botta, succedutisi negli anni.
Il visitatore potrà pertanto percorrere le sale in un excursus storico-temporale, scegliendo se iniziare dalle sculture novecentesche di Arturo Martini per arrivare alle opere cinquecentesche del Tintoretto, o viceversa. Accanto alle pitture di ambito veneziano dal XVI al XX secolo, ai tappeti, alle consolle del XVII e del XVIII secolo, a un vessillo di San Marco di fine Settecento e a una bandiera della Repubblica del 1848, ad incantare i visitatori sarà, al primo piano, una nuova sala che accoglierà la preziosa raccolta di volumi collezionati dalla Carive, conosciuta come nucleo della “Biblioteca veneziana”. Un corpus di oltre 3mila materiali che raccontano la storia economica e artistica della città di Venezia, tra manoscritti, bolle e leggi, a disposizione degli utenti della già ricca Biblioteca della Fondazione Querini Stampalia. Su richiesta, gli ospiti potranno accedere anche alla collezione numismatica, costituita da un’importante raccolta di monete prodotte dalla Zecca veneziana dal XIII secolo fino al 1866, anno in cui cessò la sua attività.

fonte: arte.it

Egon Schiele dipingeva già da un pezzo quando l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe fece murare le proprie finestre per non vedere lo “scempio modernista” del nuovo Palazzo della Cassa di Risparmio di Vienna. Signore in corsetto e lunghe sottane si aggiravano per le strade della capitale e i primi tram elettrici sembravano creature aliene. Tutt’altre visioni dovevano presentarsi ai visitatori dello studio di Schiele, dove il pittore ritraeva se stesso e la giovane Wally Neuzil in opere rivoluzionarie, che a dispetto del tempo trascorso continuano ad attrarre i nostri occhi, e quelli della censura. “Scusate: abbiamo cent’anni ma siamo ancora troppo audaci” recitano oggi per le strade di Londra le scritte posticce apposte sui manifesti della mostra dedicata a Gustav Klimt ed Egon Schiele dalla Royal Academy. Dietro i cartoncini bianchi, i nudi di Schiele che tutti conosciamo.  Qual è il segreto della sua arte sempreverde? Ne parliamo con Jane Kallir, storica dell’arte, gallerista, curatrice e autrice del catalogo ragionato dell’opera di Egon Schiele in occasione dell’uscita del film "Klimt & Schiele. Eros e Psiche". Il lungometraggio, prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital, sarà al cinema dal 22 al 24 Ottobre. 
Rivoluzionario e borghese, mistico ed erotomane, esploratore degli abissi dell’anima e delle espressioni del corpo: Egon Schiele è stato un artista dai molti volti. Quali sono quelli che lo rendono così attuale e vicino a noi?Tutti! È il riconoscimento del fatto che queste non sono categorie separate, ma aspetti essenziali e interdipendenti dell’esperienza umana a rendere Schiele un grande.  Dal 1980 sono stati dedicati a Schiele ben sette film, cinque dei quali negli ultimi dieci anni. Per non parlare delle copertine dei libri, dei poster, delle citazioni contenute in canzoni e fumetti. Quali sono i motivi che hanno spinto la popolarità di Schiele oltre i confini dell’arte, facendo di lui quasi un’icona pop?Schiele è uno di quei rari artisti capace di trascendere il proprio tempo. Come lui stesso affermò una volta, “Non esiste l’arte moderna, ma una sola arte, ed è eterna”. Tanta arte del XX secolo oggi appare datata: bellissima, ma come incollata al tempo e al luogo in cui fu concepita, legata alle rigide teorie di “progresso” stilistico che hanno dominato le idee sulla storia dell’arte nel Novecento. Schiele si libera da tutto questo, e il risultato è che appare totalmente contemporaneo.  Quali sono dal tuo punto di vista gli aspetti dell’arte di Schiele che sfuggono al pubblico e che meriterebbero di essere conosciuti?I paesaggi. C’è troppa attenzione verso la dimensione erotica e non abbastanza verso gli aspetti spirituali della sua arte. Le figure femminili (vestite, nude o seminude) dominano nei suoi lavori su carta, ma appaiono molto più raramente nei dipinti a olio. Qui viene fuori la spiritualità di Schiele, specie nelle allegorie – così difficili da decifrare – e nei paesaggi, che ancora oggi appaiono così freschi e profondi da togliere il fiato.  Ci sono nella sua opera questioni su cui gli studiosi non sono ancora riusciti a far luce?Poiché ogni generazione scopre Schiele dal proprio punto di vista, le interpretazioni del suo lavoro cambiano costantemente e possono essere sorprendentemente varie, perfino contraddittorie. A volte mi preoccupo che il “vero” Schiele si stia perdendo, o che sia addirittura irrecuperabile. Cerco perciò di radicare il più possibile il mio lavoro nell’evidenza fisica dell’arte e negli scritti dell’artista, e qui mi riferisco soprattutto alle sue lettere.  Quella di Klimt e Schiele è stata un’epoca di grandi incertezze: un mondo stava drammaticamente tramontando, lasciando i suoi abitanti senza chiare prospettive per il futuro. Una situazione che presenta diversi punti di contatto con la realtà attuale…In qualche modo viviamo sempre sull’orlo dell’abisso e ogni volta pensiamo che questa esperienza sia unica e nuova per ogni generazione. Detto questo, l’instabilità dei nostri tempi presenta importanti paralleli con l’epoca di Klimt e Schiele: la fine di un secolo, che si tratti del XX o del XIX, porta con sè un senso di precarietà e confusione, dovuta alla consapevolezza che i punti fermi del passato non saranno mantenuti nel futuro. L’approccio di Schiele alla sessualità gli creò qualche problema con la morale corrente e con la giustizia, ma anche in tempi recentissimi le sue opere hanno subito la censura di Facebook e in questi giorni sono state “oscurate” sugli autobus di Londra. Qual è il tuo pensiero in proposito?Gli anni Sessanta, quando per la prima volta Schiele ha conquistato l’attenzione del grande pubblico, sono stati l’era del libero amore e della liberazione sessuale. Il suo lavoro sembrava inserirsi perfettamente in questa atmosfera. La liberazione delle donne - per esempio il diritto al controllo del loro corpo e all’autonomia sessuale - è un tema costante nell’opera di Schiele. Ancora oggi ci sono uomini che trovano i suoi lavori minacciosi. D’altro canto alcune femministe potrebbero obiettare che Schiele non si è spinto poi troppo lontano: dopo tutto era un uomo a cui piaceva guardare donne giovani e sexy. La volatilità delle relazioni di genere non è un fatto nuovo, ed è uno degli aspetti che rende l’opera di Schiele eternamente contemporanea.  Egon Schiele e le donne: nel film emerge un rapporto ambivalente, ma in ultima analisi liberatorio e in anticipo sui tempi. Vuoi parlarcene?Oltre a quanto appena detto, credo che sotto molti aspetti Schiele fosse un uomo legato alle convenzioni del suo tempo, per esempio fece un matrimonio borghese abbastanza tradizionale, con tutti i vincoli che questo implicava. Tuttavia una larga parte del suo lavoro fu realizzata quando era ancora un giovane alla scoperta della sessualità. Ansia ed euforia sono connaturate a quelle prime esperienze per tutti noi.  Chi ha raccolto l’eredità di Schiele? Riesci a vedere sulla scena contemporanea artisti che lavorano sulle grandi domande poste da lui più di cent’anni fa?Mi vengono spontaneamente in mente i nomi di Jenny Saville, Tracey Emin, David Bowie e il performer americano John Kelly. Sono tutti artisti che, in modi diversi, esplorano e interrogano l’artificialità dei confini di genere.

 

fonte: arte.it

Milano - Avreste mai immaginato di entrare in un quadro e incontrarne da vicino i personaggi?Milano - Avreste mai immaginato di entrare in un quadro e incontrarne da vicino i personaggi?È l’idea alla base di Il Quarto Stato: oltre il visibile, l’evento del Museo del Novecento che dal 2 al 4 febbraio permetterà di “vivere” in prima persona l’iconica opera di Giuseppe Pellizza da Volpedo.Il dipinto, certo, si presta: enorme, scenografico e di impressionante realismo, fu concepito dal suo autore proprio per dare l’impressione che la folla dei lavoratori in cammino avanzasse “a cuneo verso l’osservatore”.  Le moderne tecnologie offrono ora a Pellizza un aiuto insperato. Con un semplice smartphone o tablet i visitatori potranno scaricare gratuitamente l’applicazione QuartoStatoAR e, inquadrando la tela, guardare “oltre il visibile” grazie ai contenuti originali realizzati da SMART – Augmented Culture in collaborazione con il Museo del Novecento. 
Tante le curiosità da scoprire “interrogando” i protagonisti, a cominciare dall’identità di ognuno, visto che nella fiumana in marcia si celano i volti degli amici del pittore, i compaesani del piccolo centro di Volpedo e sua moglie Teresa. Dulcis in fundo, l’incontro ravvicinato con l’uomo che introduce il corteo e la possibilità di scattare insieme una fotografia, da condividere sui social con il significato che l’opera assume per ciascun visitatore.  Collocato all’ingresso del Museo, Il Quarto Stato è sempre fruibile gratuitamente. Il 4 febbraio in occasione dell’iniziativa “Domenica al Museo” l’intero percorso espositivo sarà liberamente visitabile.

Fonte: www.arte.it

Mondo - La grande fotografia del Neorealismo vola a Lubiana. Da domani al 31 marzo, nelle sale della Narodna Galerija, NeoRealismo – The New Image of Italy, 1932-1960 racconterà al pubblico sloveno una memorabile pagina di cultura italiana attraverso 200 scatti di quasi 50 fotografi.Mondo - La grande fotografia del Neorealismo vola a Lubiana. Da domani al 31 marzo, nelle sale della Narodna Galerija, NeoRealismo – The New Image of Italy, 1932-1960 racconterà al pubblico sloveno una memorabile pagina di cultura italiana attraverso 200 scatti di quasi 50 fotografi.Un viaggio nel tempo nell’obiettivo di maestri come Gianni Berengo Gardin, Piergiorgio Branzi, Mario Dondero, Alberto Lattuada, Mario Giacomelli, Ugo Mulas, Nino Migliori, Tazio Secchiaroli, Fulvio Roiter, Franco Pinna, in un ampio repertorio di approcci e punti di vista che dà conto di un’avventura lunga quasi 30 anni. Già, perché la mostra curata da Enrica Viganò introduce l’interpretazione secondo cui i germi dell’estetica neorealista vadano ricercati nel profondo del ventennio fascista, nella saturazione e nel conseguente rifiuto delle immagini celebrative proposte dai media del regime. Non è l’unica novità: sebbene sia famoso in tutto il mondo come fenomeno cinematografico e sia stato ben valorizzato nelle sue espressioni letterarie, secondo la curatrice il Neorealismo ha prodotto proprio nella fotografia le realizzazioni più alte e coerenti. Nel percorso, il ricco corpus di scatti è perciò messo a confronto con materiali filmici e letterari in sezioni dedicate.Alle stampe in bianco e nero, ai periodici illustrati, ai libri fotografici e ai cataloghi di storiche esposizioni, si aggiungono locandine cinematografiche e significativi spezzoni di film, da consultare anche in tre DVD creati appositamente per l’occasione dal critico e storico del cinema Gian Piero Brunetta in collaborazione con l’Università di Padova.  Ma non finisce qui: in abbinamento all’esposizione alla National Gallery of Slovenia, la Galerija Fotografija di Lubiana presenterà uno zoom sull’opera di Nino Migliori intitolato The Fifties. In primo piano, il personalissimo linguaggio di Migliori, la sua capacità di andare oltre l’immagine documentaristica in modo originale, per creare un dialogo con i protagonisti dei suo scatti e costruire storie attraverso l’uso della serie fotografica.

Fonte: www.arte.it

In attesa dei solenni festeggiamenti del 2020 con cui l’Italia celebrerà l’artista urbinate a 500 anni dalla morte, Raffaello va in scena a Bergamo in un importante evento espositivo all’Accademia Carrara.In attesa dei solenni festeggiamenti del 2020 con cui l’Italia celebrerà l’artista urbinate a 500 anni dalla morte, Raffaello va in scena a Bergamo in un importante evento espositivo all’Accademia Carrara.Intanto, nella sua città natale, la Galleria Nazionale delle Marche – Palazzo Ducale di Urbino annuncia gli appuntamenti di un biennio ad alta intensità. Raffaello e l’Eco del MitoAppena inaugurata all’Accademia Carrara di Bergamo, Raffaello e l’Eco del Mito colloca il genio immortale di Raffaello al centro del tempo della storia.Dalle radici biografiche e culturali del maestro alla sua variegata eredità lungo i secoli si dipana un suggestivo racconto per immagini, che ha al centro pochi capolavori selezionati del Sanzio. C’è la misteriosa Fornarina, ma soprattutto ci sono le pregevoli opere giovanili di un vero e proprio enfant prodige, divenuto Magister e capo di una propria bottega a soli 17 anni: la Madonna Diotallevi, il Ritratto di Elisabetta Gonzaga, il Ritratto di giovane e la preziosa Croce astile dipinta.Protagonista imprescindibile, la piccola tavola di San Sebastiano, donata all’Accademia Carrara dal grande collezionista ottocentesco Guglielmo Lochis. Per la prima volta, inoltre, si riuniscono le tre parti della Pala Colonna, divise tra il Metropolitan Museum of Art di New York, la National Gallery di Londra e l’Isabella Stewart Gardner di Boston, e della Pala del Beato Nicola da Tolentino, provenienti dal Detroit Institute of Arts e dal Museo Nazionale di Palazzo Reale di Pisa. Intorno a loro si dispongono i dipinti dei maestri dell’Italia centrale che precedettero Raffaello di alcuni anni: il padre Giovanni Santi, Pinturicchio, Luca Signorelli, Perugino, cui Giorgio Vasari attribuì la formazione del genio in erba. In tutte queste opere balzano all’occhio gli influssi esercitati sul tratto delicato del giovane pittore. Dal vivace milieu artistico della Urbino rinascimentale, che sotto la signoria di Federico da Montefeltro ospitò illustri artisti fiamminghi e celebrità nostrane del calibro di Piero della Francesca e Leon Battista Alberti, il discorso si apre poi sui secoli a venire, per esplorare la fortuna e il mito di Raffaello nel tempo.La leggenda ottocentesca della Fornarina si nutre del confronto con gli artisti che ispirò, a partire da Jean-Dominique Ingres e Anthon Raphael Mengs. Ma la lezione dell’Urbinate è destinata ad andare oltre: possiamo rintracciarla nella spazialità di Pablo Picasso e nei quadri di Giorgio De Chirico, come negli attualissimi autoritratti di Luigi Ontani e Francesco Vezzoli o nelle opere contemporanee di Giulio Paolini, Christo, Vanessa Beecroft. A impreziosire il percorso di visita, prestiti da prestigiosi musei internazionali, tra cui la National Gallery di Londra, la Gemäldegalerie di Berlino, il MET di New York, il Museo Puškin di Mosca, l’Ermitage di San Pietroburgo, senza dimenticare le Gallerie degli Uffizi, il Museo Poldi Pezzoli di Milano, le Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma.  Nata dalla collaborazione dell’Accademia Carrara con la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, curata da Emanuela Daffra e Giacinto Di Pietrantonio, Raffaello e l’Eco del Mito sarà in programma fino al 6 maggio.  I progetti di Urbino a Palazzo DucaleIntanto il Rinascimento torna di moda anche nella città natale di Raffaello. Qui le celebrazioni del cinquecentenario partiranno ufficialmente nell’ottobre 2019 con una grande mostra a Palazzo Ducale, come ha annunciato il direttore della Galleria Nazionale delle Marche Peter Aufreiter.“Raffaello e i suoi amici di Urbino” sarà il titolo del progetto espositivo che, insieme alla memoria dell’illustrissimo cittadino, mira a riportare in vita i fasti della signoria cinquecentesca, “per far sentire – spiega Aufeiter – che l’atmosfera vissuta da Raffaello è ancora la stessa nella sua città”. Si muovono nella medesima direzione le mostre in calendario per quest’anno: I giardini del Duca, che da marzo a giugno permetterà di scoprire l’antico giardino pensile di Palazzo Ducale, da poco sottoposto a restauro; Federico da Montefeltro e l’Oriente, zoom su un lato poco noto del condottiero, signore e mecenate che fece di Urbino un centro culturale secondo solo alla Firenze medicea (da luglio a ottobre); Giovanni Santi e la corte di Urbino, che esplorerà l’arte del padre di Raffaello nei suoi rapporti con la signoria. E per completare il quadro del Rinascimento urbinate, tra il 2019 e il 2020 saranno di scena Paolo Uccello, Tiziano con opere fresche di restauro, Francesco di Giorgio Martini e la storica Scuola del Libro di Urbino.

Fonte: www.arte.it

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