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La Nostra Mission

Articolo 9 è un associazione culturale per la tutela del patrimonio artistico e storico, nata dall'idea di due professionisti del settore che hanno deciso di dedicare il loro tempo, le loro energie e tutta la loro passione ad un progetto di archiviazione e catalogazione di opere d’arte. L’associazione si occupa anche di assistenza e tutela per i collezionisti. Troppo spesso, infatti, la scarsa conoscenza e comprensione del valore storico e patrimoniale delle opere, ha determinato il depauperamento, la dispersione e la scomparsa di pezzi importanti della nostra Storia. Per questo motivo l'associazione Articolo 9 (come sancito dal medesimo articolo della costituzione) vuole tutelare il collezionista nel presente per arricchire l'arte e la storia del futuro.


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Il valore patrimoniale di un'opera da la certezza di custodia da parte degli eredi, al contrario la scarsa conoscenza del valore sia artistico, sia storico che patrimoniale porta alla dispersione da parte degli eredi di pezzi importanti della nostra storia.

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Ultime News

30/08/2019
Firenze - La fatica dei renaioli chini sull’Arno, i cavalli a riposo in un mattino di primavera, il mercato vecchio, con il suo intrepido via vai di voci e merci.Una Firenze, “città gioiello” sbuca dalle opere di Giovanni e Telemaco Signorini, ai quali Palazzo Antinori dedica, dal 19 settembre al 10 novembre, un percorso finalizzato a ripercorrere l’affascinante scenario entro cui si dipana la vicenda artistica del vedutista prediletto da Leopoldo II di Lorena e di suo figlio Telemaco, dando conto del ruolo determinante di Firenze nel definirsi delle rispettive personalità.
Il fortunato recupero di un importante carteggio di Telemaco con l’illustre genitore e con il fratello minore Paolo ha consentito a Elisabetta Matteucci e a Silvio Balloni di ideare questa raffinata esposizione che documenta l’evoluzione della pittura di paesaggio in Toscana, dalla raffigurazione tardo romantica, secondo i modelli di Claude Lorrain e Nicolas Poussin, alla moderna estetica figurativa del periodo di maggior combustione della macchia, di cui Telemaco è stato un audace sperimentatore.
Condividendo il tratto di marcata “fiorentinità” che caratterizza la mostra e il suo spessore storico-critico, la famiglia Antinori ha deciso di realizzare il progetto con l’Istituto Matteucci, aprendo al pubblico i raffinati Saloni del Piano Nobile dello storico edificio nel cuore di Firenze.
Il percorso accoglierà capolavori notissimi accanto a tele che trovano a Palazzo Antinori la loro prima esposizione pubblica.Le circa 60 opere in mostra, suddivise in otto sezioni, faranno rivivere una delle stagioni più fertili della cultura toscana che tanto ha contribuito a conferire a Firenze quell’ “immagine ideale” di città europea.
L’anima urbana di una città antica, specchio di un microcosmo pulsante di vita - spettacolare nella sua monumentalità e al tempo stesso intimo nella calda dimensione domestica - emerge dalle opere in arrivo da prestigiose collezioni private e dalla Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti, veicolando un messaggio di ottimismo e speranza.


fonte:arte.it

02/09/2019
Venezia - Nella costante ricerca di una forma nel caos dell’esistenza, il racconto fotografico di Ferdinando Scianna oscilla tra religiosità popolare, viaggio, guerra, attualità facendo confluire in specchi, animali, ritratti di amici, maestri del mondo dell’arte e della cultura tutte le suggestioni che hanno caratterizzato ben 50 anni di narrazione.Il percorso espositivo allestito fino al 2 febbraio alla Casa dei Tre Oci ripercorre mezzo secolo di carriera del fotografo siciliano - figlio di quel Verismo che trova in Verga e Capuana i suoi più alti interpreti - attraverso 180 opere in bianco e nero divise tra Viaggio, Racconto, Memoria.
Erano gli anni Sessanta e Scianna iniziava ad appassionarsi alla fotografia raccontando per immagini la cultura e le tradizioni della sua terra d’origine. Nel percorso espositivo allestito a Venezia non mancano gli scatti di moda realizzati tra le calli e i campi della città e non mancano Bagheria, sua città natale, le Ande boliviane, l’avventura con l’agenzia foto giornalistica Magnum, i bambini, i maestri del mondo dell’arte e della cultura come l’amico Leonardo Sciascia, Henri Cartier-Bresson e Jorge Louis Borges.“Come fotografo - afferma Scianna, parlando del suo lavoro - mi considero un reporter. Come reporter il mio riferimento fondamentale è quello del mio maestro per eccellenza, Henri Cartier-Bresson, per il quale il fotografo deve ambire ad essere un testimone invisibile, che mai interviene per modificare il mondo e gli istanti che della realtà legge e interpreta. Ho sempre fatto una distinzione netta tra le immagini trovate e quelle costruite. Ho sempre considerato di appartenere al versante dei fotografi che le immagini le trovano, quelle che raccontano e ti raccontano, come in uno specchio”.
I visitatori dell’antologica allestita ai Tre Oci - organizzata da Civita Mostre e Musei e Civita Tre Venezie e promossa da Fondazione di Venezia, a cura di Denis Curti, Paola Bergna e Alberto Bianda - saranno guidati dalla voce dello stesso Scianna che racconta in prima persona, attraverso un’audioguida, il proprio modo di intendere la fotografia e non solo. Ne nasce un racconto parallelo che permette di conoscere da vicino il percorso umano e di fotografo cresciuto tra le strade della sua amata Sicilia, a contatto con il mondo contadino del dopoguerra, tra il profumo delle zagare e quello della salsedine, tra colline e mare.
“Ferdinando Scianna - commenta Denis Curti - trova la scintilla nella ricerca di se stesso e del mondo a cui appartiene. La Sicilia è il primo e indimenticabile banco di prova, il primo oggetto della sua indagine a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, la prima e insostituibile ispirazione, che con il passare del tempo si arricchisce di ricordi e di memorie. Al centro del suo racconto c’è l’interpretazione del mondo che si manifesta solo grazie alla distanza”.Nella visione di Scianna il ricordo assume quindi un’importanza profonda, definendo il desiderio stesso di conoscere e di raccontare. “E così - continua Curtis - una volta partito per raggiungere nuove mete lontane da casa, l’immagine della sua terra d’origine diventa la misura stessa per comprendere le cose, il riferimento poetico o di crudo realismo che guida il suo sguardo nel mondo".Ed forse in quello che Curti, nel catalogo della mostra edito da Marsilio Editori, chiama “dialettismo fotografico” - frutto dell’utilizzo del bianco e nero che riflette i contrasti aspri di una terra storicamente complessa, spesso contradditoria - che è racchiusa la cifra stilistica del fotografo.Nella Sala video di Casa dei Tre Oci verranno inoltre proiettati tre film-documentari dedicati alla sua vita professionale.

Fonte:arte.it

02/09/2019
Catanzaro - Lattine, avanzi di banchetti, ma anche fiori, animali, elementi della vita quotidiana, sapientemente smembrati e riassemblati da Bertozzi & Casoni, compongono le insolite nature morte realizzate in ceramica policroma dai due maestri della scultura ceramica contemporanea.Per la loro prima personale in Calabria, Giampaolo Bertozzi e Stefano Dal Monte Casoni, fondatori nel 1980 dell’omonima società con sede a Imola, scelgono il MARCA - Museo delle Arti di Catanzaro - dove, dal 21 settembre al 20 novembre, saranno esposte 30 opere di formati diversi. Il titolo del percorso, Terra, enfatizza un ideale collegamento con il territorio e, in particolare, con la tradizione di arte della ceramica in Calabria che affonda le proprie radici nella Magna Grecia.
Bertozzi & Casoni la reinterpretano con i linguaggi propri dell’arte contemporanea, servendosi della ceramica policroma come strumento privilegiato per garantire una riproduzione capace di trascendere la realtà. L’immaginario attinge dal quotidiano, da oggetti che vengono recuperati proprio nel momento in cui diventano scarti, da quei rifiuti che costituiscono un chiaro riferimento alla società dei consumi.Perché tra surrealismo compositivo e iperrealismo formale, Bertozzi & Casoni indagano da anni i rifiuti della società contemporanea, inclusi quelli culturali e artistici, in una messa in scena dai rimbalzi infiniti in cui si alternano affondi nel degrado e rinvenimenti di superstiti bellezze, astrazione e figurazione, storia e contemporaneità, immaginazione fantastica e puntualità tecnica.
“In oltre trent’anni di lavoro e sperimentazioni a tutto campo, nel loro “opificio” imolese, hanno messo a punto una delle lezioni più originali e complesse della scultura contemporanea - spiega nel suo saggio in catalogo il curatore Michele Bonuomo -. Una maestria tecnica ed espressiva che, senza mai essere virtuosismo fine a se stesso, ha dello stupefacente: una magia esecutiva messa a disposizione della lingua della ceramica, troppo spesso e a torto considerata ancella di altre forme, chissà perché, definite più nobili”.Mentre un senso di disgusto proietta il pubblico nel mondo nella futilità del materialismo moderno, la ceramica Bertozzi & Casoni sottrae gli oggetti alla loro naturale deperibilità. E in questa nuova valenza di godibilità estetica conferiscono loro una nuova vita.
Fonte:arte.it

02/09/2019
Modena - Le strade rumorose dell’India e i silenziosi paesaggi dell’Asia orientale, i luoghi di preghiera turchi, i mercati italiani e ancora l’Afghanistan, l’Africa, Cuba, con l’obiettivo puntato su un unico soggetto: la passione universale per la lettura.Giovani e anziani, poveri e ricchi, religiosi e laici da tutto il mondo, immersi nella contemplazione di riviste e libri, assorti nell'atto intimo di leggere, còlte dall’obiettivo di McCurry, testimoniano la capacità dell’artista americano di trasportare i suoi soggetti in mondi immaginati, tra ricordi e presente, ma anche nel futuro e nella mente dell'uomo.Alle Gallerie Estensi di Modena una mostra a cura di Biba Giacchetti presenta, dal 13 settembre al 6 gennaio, 70 immagini realizzate dall’artista statunitense in quarant’anni di carriera.
Sono scatti che includono la serie riunita dallo stesso fotografo in un volume, pubblicato come omaggio a uno dei suoi maestri, il grande fotografo ungherese André Kertész. Accanto alle fotografie, i brani letterari selezionati dallo scrittore Roberto Cotroneo coinvolgono il visitatore in un percorso caratterizzato da un rapporto intimo e diretto tra lettura e immagini.
La mostra presenta anche sei video con i consigli di McCurry sull’arte di fotografare, mentre la sezione Leggere McCurry è dedicata ai libri pubblicati a partire dal 1985, alcuni dei quali ormai introvabili. Tra i più recenti, il volume edito da Mondadori che ha ispirato la realizzazione della mostra.

Fonte: Arte.it

02/09/2019
Venezia - L'universo femminile si svela a Venezia. La 76ma edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia è stata anche il palcoscenico per il debutto mondiale, fuori concorso, di un film molto interessante, un documentario dal titolo semplice quanto evocativo, Woman.
L'idea di poter realizzare nella durata di un lungometraggio di 104 minuti la storia, l'essenza di ciò che significhi essere donna oggi sul pianeta Terra poteva solo venire in mente ad un duo di autori e registi - Anastasia Mikova e Yann Arthus-Bertrand - che alle spalle avevano un megadoc del calibro di Human (2015), che nientemeno si era proposto di descrivere, prima che Harari e il suo Sapiens divenissero di moda, l'umanità.
Il duo esplora con tocco leggero il grande tema, suddividendo la narrazione in diversi momenti che si allacciano tra loro sino a creare una sorta di fil-rouge che svela via via al pubblico il significato di questo percorso, interamente basato sul susseguirsi di interviste a donne, tutte identicamente inquadrate in piano americano su fondo nero, che svelano dettagli, approdondiscono temi, raccontano storie - le loro storie - alla scoperta di cosa sia la donna. Una selezione di voci raccolte dopo oltre 2000 interviste realizzate in 50 diversi Paesi dai due registi.
I temi è presto detto sono dieci: Essere donna, Il corpo e i suoi tabù, Amore, Matrimonio / Vita di coppia, Maternità, Sessualità, Emancipazione, Violenza, Politica, Donne e potere.

Fonte: arte.it

04/09/201904/09/2019
Mondo - Non era mai accaduto che un capolavoro del Rinascimento italiano varcasse i confini della Russia più profonda. Oggi a viaggiare da pioniera fino al limite estremo della Transiberiana è la Madonna della Loggia di Sandro Botticelli, partita dalle Gallerie degli Uffizi per diventare la principale attrazione del programma culturale del V Eastern Economic Forum di Vladivostok. Al debutto assoluto nella Federazione Russa, il dipinto sarà ammirato fino a domani 5 settembre dai partecipanti al meeting internazionale in corso nella città sul Pacifico, per trasferirsi dall’8 settembre al 6 novembre presso la Primorye State Art Gallery, sempre a Vladivostok.Dal 17 novembre al 16 febbraio, infine, la preziosa tavola quattrocentesca raggiungerà il Museo Statale dell’Ermitage di San Pietroburgo, dove in occasione dell’ VIII Forum Internazionale della Cultura sarà esposta nella Sala di Leonardo al posto della Madonna Litta, quest’anno in Italia insieme alla Madonna Benois per il cinquecentenario del genio vinciano. In entrambe le occasioni, l’opera sarà accompagnata da una copia tattile e da un supporto sonoro per essere apprezzata anche dai visitatori non vedenti e ipovedenti.
Frutto della collaborazione tra i tre musei e l’Ambasciata d’Italia a Mosca, la mostra si avvale dell’organizzazione di MondoMostre e Roscongress con il supporto di PAO Sberbank, la banca leader nella Federazione Russa che ogni anno sostiene progetti culturali di prestigiose istituzioni come la Galleria Tretyakov, il Museo Pushkin e l’Ermitage con particolare riguardo verso gli obiettivi della conservazione e dell’accessibilità dell’arte.  
Ma come mai per questa nuova avventura è stata scelta proprio la Madonna della Loggia? C’è un aspetto che, al di là di un diverso contesto storico, stilistico e culturale, accomuna la Vergine fiorentina alla tradizione delle icone russe. Nel realizzarla il giovane Botticelli si rifece infatti all’iconografia bizantina della Glikophilousa, che significa “dolce amante” o “dolce bacio” e che in Russia è conosciuta anche come “Madonna Eleousa” o “Madonna della Tenerezza”: si tratta della rappresentazione più intima ed emotiva della Madre di Dio e non a caso ne è un esempio la celebre icona Theotokos di Vladimir.All’interno di un’architettura rinascimentale aperta sul fondo (la loggia del titolo), Botticelli dipinse la Vergine nell’atto di stringere a sé il Bambino, che a sua volta allunga la manina per sfiorarle la guancia. Maria appare pensosa, forse perché presagisce già il futuro doloroso che attende suo figlio. L’opera doveva essere destinata alla devozione privata, un pregiato “colmo da camera” originariamente inserito in un tabernacolo. Nulla sappiamo dei suoi committenti, ma la mostra la collega alla grande stagione dei Medici, la cui ascesa coincise a Firenze con l’affermarsi dell’astro di Botticelli. E così nella una bellissima icona occidentale la Russia contemporanea vede specchiarsi la potenza, la ricchezza e l’amore per la cultura di Cosimo il Vecchio e Lorenzo il Magnifico, padri del Rinascimento fiorentino.
“Un evento unico, dal grande valore simbolico” ha affermato l’Ambasciatore d’Italia a Mosca Pasquale Terracciano a proposito dell’esposizione, “che in un suggestivo percorso ideale lungo tutto il territorio della Federazione risponde all’intento di portare la nostra cultura anche nelle regioni più distanti, rendendo la nostra arte più accessibile ai moltissimi amanti dell’Italia sparsi in tutta la Russia”.

Fonte: arte.it

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