Mondo - La grande fotografia del Neorealismo vola a Lubiana. Da domani al 31 marzo, nelle sale della Narodna Galerija, NeoRealismo – The New Image of Italy, 1932-1960 racconterà al pubblico sloveno una memorabile pagina di cultura italiana attraverso 200 scatti di quasi 50 fotografi.Mondo - La grande fotografia del Neorealismo vola a Lubiana. Da domani al 31 marzo, nelle sale della Narodna Galerija, NeoRealismo – The New Image of Italy, 1932-1960 racconterà al pubblico sloveno una memorabile pagina di cultura italiana attraverso 200 scatti di quasi 50 fotografi.Un viaggio nel tempo nell’obiettivo di maestri come Gianni Berengo Gardin, Piergiorgio Branzi, Mario Dondero, Alberto Lattuada, Mario Giacomelli, Ugo Mulas, Nino Migliori, Tazio Secchiaroli, Fulvio Roiter, Franco Pinna, in un ampio repertorio di approcci e punti di vista che dà conto di un’avventura lunga quasi 30 anni. Già, perché la mostra curata da Enrica Viganò introduce l’interpretazione secondo cui i germi dell’estetica neorealista vadano ricercati nel profondo del ventennio fascista, nella saturazione e nel conseguente rifiuto delle immagini celebrative proposte dai media del regime. Non è l’unica novità: sebbene sia famoso in tutto il mondo come fenomeno cinematografico e sia stato ben valorizzato nelle sue espressioni letterarie, secondo la curatrice il Neorealismo ha prodotto proprio nella fotografia le realizzazioni più alte e coerenti. Nel percorso, il ricco corpus di scatti è perciò messo a confronto con materiali filmici e letterari in sezioni dedicate.Alle stampe in bianco e nero, ai periodici illustrati, ai libri fotografici e ai cataloghi di storiche esposizioni, si aggiungono locandine cinematografiche e significativi spezzoni di film, da consultare anche in tre DVD creati appositamente per l’occasione dal critico e storico del cinema Gian Piero Brunetta in collaborazione con l’Università di Padova.  Ma non finisce qui: in abbinamento all’esposizione alla National Gallery of Slovenia, la Galerija Fotografija di Lubiana presenterà uno zoom sull’opera di Nino Migliori intitolato The Fifties. In primo piano, il personalissimo linguaggio di Migliori, la sua capacità di andare oltre l’immagine documentaristica in modo originale, per creare un dialogo con i protagonisti dei suo scatti e costruire storie attraverso l’uso della serie fotografica.

Fonte: www.arte.it

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